Nelle ultime settimane si è acceso il dibattito/polemica sui follower comprati per gonfiare i numeri di tutti i profili social. Una pratica parecchio fastidiosa, soprattutto per chi fa -onestamente- parte della supply chain del marketing digitale e da questo business genera fatturato.

Il punto critico di questa questione, a mio parere, è il parametro di scelta che viene adottato per il coinvolgimento dei vari testimonial digitali: c’è bisogno, a questo punto, non solo di scoperchiare i vari segreti di Pulcinella, ma e soprattutto di mappare in maniera logica e analitica i volti che popolano la rete, porre dei criteri di scelta “olistici” che permettano in breve tempo di scegliere la faccia giusta…oppure di non sceglierla affatto.

Questa mappatura deve per forza di cose rispettare le value proposition del progetto, la sua creatività, l’impianto iconografico e ogni dettaglio riferito alle linee guida del prodotto o del brand, ma soprattutto deve rispettare l’onestà intellettuale e l’intelligenza del target di riferimento.

Se il progetto non esiste, va fatto. Tutto deve essere calato in una bolla di senso, se mi permettete questa sorta di neologismo e questa bolla di senso non può esimersi dall’essere proattiva e, a tratti visionaria. In fin dei conti si tratta di web, e le Best Practice degli ultimi anni hanno dimostrato ampiamente che più si ragiona in modo sciolto, osando e proponendo, più si vince la famigeratissima portata organica.

Se ti va di culo diventi anche virale (oh)

In sostanza trovo assurdo che “in virtù dei numeri” si facciano sempre le stesse scelte e gli stessi errori, però, mentre molti puntano il dito contro agenzie poco consapevoli, uffici stampa svampiti, aziende offuscate, svariate storie di amicizie e favorìe, mi concentrerei anche sulla cronica mancanza di propositività che serpeggia indisturbata tra gli “influencer”.

Insomma, come dicevano i saggi: la verità sta nel mezzo.

Il cliente fa il suo mestiere, non è onnisciente; se è un’azienda avrà sempre d’occhio il lato commerciale, se è un’agenzia avrà a che fare con diverse realtà e diversi approcci.

Venirsi incontro è la chiave di svolta, un incontro che deve essere strategico e utile alle parti: altrimenti si rischia di prendere il lettore/consumatore/follower per il naso, con dubbi ritorni positivi sull’investimento

Da una parte, e quindi lato cliente, è necessario prendersi il tempo necessario per costituire un team capace di costruire questa mappa virtuale seguendo criteri differenti nei quali i numeri sono solo una variabile.

Operando in questo senso le opportunità di collaborazione, la pluralità delle voci, i molteplici approcci editoriali si espandono rendendo realmente utile e profittevole l’investimento sugli “influencer” e non solo, considerando la nascita di piattaforme come Buzzoole, tutto ciò che riguarda il già citato voltantinaggio 2.0 deve essere eliminato, pertanto i volti si trasformano il PARTNER STRATEGICI, non media.

Si opera quindi uno spostamento di sostanza nel modello di business del progetto -dando per scontato che modello di business e progetto esistano-

Ragionando in questi termini cosa accade? Semplice:

a) chi compra follower NON è più un problema perché avrò operato in una maniera tale da rendere questo inghippo una vera opportunità di riposizionamento strategico: quindi “comprati pure i follower che vuoi, ciò che conta per me è altro e ti scelgo per altro (e pago di conseguenza) – starà poi a te dimostrarmi che le tue interazioni sono così potenti da farmi vendere carrelli di prodotti

b) Obbligo i media a spremersi le meningi su contenuti di qualità più elevata, o quantomeno li considero utili per raccogliere le informazioni che altrimenti non sarei in grado di intercettare soprattutto a livello di utenza finale, networking vari, altre attività simili etc…

c) controllo meglio budget e risultati, perché avrò caricato i miei  di partner di una maggior responsabilità.

d) posso visualizzare in modo rapido e veloce chi mi serve e quando! Addirittura posso fare una divisione ABOVE E BELOW the line, laddove la linea viene decisa a priori seguendo parametri -chiaramente- differenti rispetto l’accezione classica, però, a mio parere, gli Youtubers sono decisamente above the line, così come alcune pagine Facebook di grande seguito. Anche questo permette una gestione del budget più analitica, ma anche una maggior chiarezza nella direzione da prendere.

Quindi concludendo i numeri sui social sono in realtà una chimera, ognuno di noi è influente nella propria cerchia. Non bisogna chiedersi:”chi è influente”, ma CHI mi serve, di che volto ho bisogno, che credibilità voglio ottenere, dove mi voglio posizionare, è doveroso e giusto, ma soprattutto responsabile perché, con saggezza, posso decidere che non mi serve nessuno.

Dal lato influencer darei un solido avviso, sta a voi non essere solo media, la trasformazione in partner è un passaggio che presuppone solidità e strategia di lungo periodo, i numeri buttateli nel fosso…là dove Buzzoole e compagnia operano.

Passate da influencer a icone, suona anche meglio.

marilin by henri cartier bresson

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