A Marzo del 2018 Snapchat ha perso 800 milioni di euro di capitalizzazione perché Rihanna ha – giustamente- risposto per le rime e via twitter ad un’azione “poco elegante”, per non dire aberrante, del social statunitense.

Questo segue a ruota i commenti lapidari di Kyle Jenner i quali hanno avuto l’infausto risultato di una ulteriore perdita del valore di Snapchat in Borsa, ma focalizziamoci su Rhianna il cui caso è importante perché contiene un messaggio sociale decisivo.

Usare in modo vergognoso, facendo finta sia simpatico, dei temi di profonda importanza (e in questo caso di parla di violenza domestica), può avere delle conseguenze disastrose e per quanto mi riguarda va bene così: agisci in modo agghiacciante? Perdi quasi un miliardo di dollari, così la prossima volta ci pensi.

Snapchat ha scavato il fondo del barile in quella occasione, ma come loro molti altri fanno e diffondono messaggi abominevoli, alcuni l’han passata liscia con lievi “shitstorm”, ma sarebbe meraviglioso che a ogni mossa brutta qualcuno avesse il potere di togliere valore finanziario all’ azienda/brand perché di solito se li attacchi ai soldi, si raddrizzano subito.

La morale di questa storia è: “Chi ha voce, la usi” possibilmente non a caso.

Sono convinta che nel 2018 avere numeri porti anche e soprattutto una grande responsabilità e NON è possibile non prendere -più- posizione, c’è bisogno di voci importanti e vere, limpide e cristalline, capaci di generare azioni positive.

(ndr. Se sei donna questo pensiero vale doppio)

Gli esempi esistono.

Rihanna, sempre lei, con la sua linea di cosmetici Fenty Beauty ha anche rivoluzionato il mondo “caucasicocentrico” dell’industria beauty: diversity is what we need. Rhianna non è un modello cui tutti si possono riconoscere, ma va bene, è giusto che sia così in quanto nell’era digitale si hanno più opportunità per rispecchiarsi nell’altro e altrettante occasioni “aspirazionali” possibilmente  positive, pensiamo alla nostra Bebe Vio.

Emma Watson  è un altro esempio di voce potente. Il suo instagram è un inno corale e contemporaneo e se qualcuno ha ancora dubbi su come si sia trasformato il femminismo 4.0, citofonare Watson. Anni fa -e anche adesso- una ragazza come Emma Watson l’avrebbero reclusa nel clichè “occhi da Bamby”, spesso le donne col cervello danno fastidio…anzi sempre.

E non si finisce qui, cito anche Chimamanda Adichie, una donna dalle mille risorse, un role model che ha salde radici nella sua terra e una portata intellettuale che arriva in tutto il mondo. I suoi discorsi ai Ted e TedX secondo me hanno segnato attimi di profonde consapevolezze spostando, anche nel suo caso, il baricentro dal mondo caucasicocentrico ad altro.

Queste tre donne e potrei citarne altre, hanno in comune un aspetto: sono eroiche.

L’importanza dei miti e della manipolazione degli stessi nel nostro presente è importante e talvolta pericolosa poiché purtroppo il senso del mito femminile lo abbiamo perso, soprattutto il senso del mito femminile nel suo aspetto di grande potenza e forza. È rimasta solo l’immagine della madre che cura (Care Giver), eppure sappiamo bene che c’è ben altro: un femmineo che vendica, distrugge, ricostruisce, cambia.

Il patriarcato vive tra noi sin dai tempi degli antichi Greci, dove normalmente la narrazione della donna arrabbiata sfociava nei crimini più raccappriccianti.

La via di mezzo ce l’hanno spazzolata via con metodo, anche se poi tra le varie tragedie c’è rimasta Persefone.

Potenza, mito, voce.

A mio parere siamo in momento storico nel quale se hai i numeri puoi (e devi) avere responsabilità e prendere in carico cause eroiche sfidando il mainstream più becero e lo scrivo anche per coloro che sulle voci ci vogliono investire. Qualcuno più saggio di me al WebSummit 2017 ha detto che bisogna essere sostenibili nel DNA e io credo che nel concetto di sostenibilità ci debba essere una forte componente etica e sociale, non è davvero più possibile rimandare queste scelte.

Mi sento male ogni qual volta vedo occasioni miseramente perse, ma da un lato credo che sia in atto un forte cambiamento: è lì, latente e pronto allo scatto.

Le generazioni più giovani – non solo i Millenial per l’amor del cielo- vivono una forte distopia se guardano ai modelli propinati ai loro genitori, ma son più bravi a “leggere tra le righe” forse son più sensibili al mito, sono nati in una bolla di magia digitale nella quale credono e pertanto perdere l’occasione di usare bene la propria voce è un crimine.

Bisogna avere coraggio ad esporsi, bisogna avere coraggio a scegliere la narrazione più adesa ai propri valori qualora questi esistano, ovvio, per costruire una narrazione futura più paritaria e giusta.

Innovazione è anche questo, soprattutto questo e i comunicatori e i media ne son responsabili.

 

 

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